Aldilà delle voci popolari, il parere degli esperti: perché oltre l’ideologia esistono leggi in vigore, tradizioni gastronomiche, e il lavoro di un intero comparto…il resto sono parole

Dibattito aperto sul divieto di consumo e macellazione di carne equina. Diverse proposte di legge sono al vaglio per riconoscere gli equidi come animali di affezione e come tali non destinati alla produzione alimentare.

Tale riconoscimento comporterebbe il divieto di macellazione su tutto il territorio nazionale, così come l’importazione e l’esportazione di equidi a fini alimentari, con sanzioni severe in caso di inottemperanza. Per aiutare gli allevatori a convertire le proprie attività verso il turismo equestre, l’ippoterapia o centri di recupero, verrebbero stanziati fondi. 

In breve, questo il nocciolo della questione: proibire il consumo di carne equina sul territorio nazionale. Il disegno di legge sarà presentato prossimamente alla Camera dei Deputati e al Senato allo scopo di ottenere il cambio dello status giuridico degli equidi.

Il dibattito è aperto, anche in considerazione del fatto che il consumo è in evidente calo costante (nel 2025 sono stati macellati circa 2.000 capi, contro i 4.600 del 2012): la proposta infatti sta incontrando forti resistenze in regioni con tradizioni culinarie radicate, come la Puglia, l’Emilia-Romagna e il Veneto.

FEDERCARNI DICE CHE…

Abbiamo chiesto l’opinione in merito a Maurizio Arosio, Presidente nazionale di Federcarni.

La questione è grave – afferma Arosio – e proprio in queste ore stiamo mettendo su carta un documento ufficiale di risposta che presenteremo a Roma prossimamente. Il problema è complesso ed è tutto da capire. Poiché non esiste un problema sanitario connesso alla decisione, la questione riguarda fondamentalmente la libertà di scelta delle persone che, secondo noi, non possono essere costrette a mangiare ciò che altri vogliono. Si tratta di una scelta personale che va rispettata altrimenti si rischia di scatenare un meccanismo pericoloso. Dobbiamo affrontare la questione in maniera pratica e utile o sono solo chiacchiere, per questo è il nostro avvocato legislativo che sta affrontando il tema con cognizione dal punto di vista legale”. 

Un tema importante quello della “libertà” che va analizzato correttamente soprattutto in considerazione del fatto che la proposta di legge avanzata è per la prima volta trasversale, in Parlamento. Aggiunge Arosio: “Gli agricoltori, in realtà, non avrebbero alcun danno, o minimo, poiché è previsto uno stanziamento per riconvertire gli allevamenti, il problema è puramente  ideologico e punta a imporre il volere di pochi su molti con un evidente rischio per la libertà di scelta dei cittadini: non esiste problema sanitario, né di sicurezza alimentare. Anzi, se pensiamo che almeno fino agli anni cinquanta l’allevamento equino era fonte di sostanze preziose per l’industria farmaceutica proprio grazie alle proprietà benefiche della carne di cavallo non si spiega questo accanimento se non con ragioni etiche che, a mio avviso, sono puramente personali”. 

Un uomo con occhiali che parla al microfono durante un evento, con uno sfondo di banner promozionali.

TRADIZIONI CULINARIE E SICUREZZA ALIMENTARE

Dello stesso parere Donato Turba, titolare di una macelleria storica a Melzo (MI) dove le carni equine sono da sempre parte dell’offerta. “E’ stato fatto un gran polverone – afferma Turba – perché in realtà nessuno sa bene in cosa consiste la proposta e le sue motivazioni. Nell’arco di decenni sono sempre state fatte proposte contro la macellazione degli equidi, finché non si è giunti a un regolamento veterinario, per cui i cavalli ad uso sportivo o affettivo non possono essere più macellati. Oggi si tratta solo di motivi etici perché non ce ne sono di sanitari in quanto ogni animale macellato viene sottoposto ad accurati controlli veterinari. Solo i cavalli allevati per uso zootecnico possono essere macellati, animali che all’atto della nascita ricevono un passaporto che li distingue dall’animale ad uso sportivo-affettivo, pertanto esiste già una distinzione. In Italia l’allevamento ad uso e consumo umano in realtà è scarso, il numero di capi macellati nell’arco degli anni è sempre andato diminuendo, favorendo l’importazione di carni provenienti dai paesi dell’est, principalmente dalla Polonia. E poi la carne di cavallo in certe località italiane ha un buon posizionamento di mercato, in Puglia, Sicilia, Veneto è presente anche nei supermercati; esistono tradizioni culinarie importanti anche in Lombardia dove uno stufato d’asino è una prelibatezza, peccato sarebbe privarcene. In Europa non esiste un solo alimento proibito al consumo. Imporlo sarebbe una limitazione della libertà personale di ognuno ad effettuare una scelta alimentare”.

L’Antica Macelleria Turba di Melzo vende carne di cavallo da sempre. Ma da dove proviene? Risponde Donato: “Prevalentemente dalla Polonia, dall’Argentina. I controlli da parte della Comunità Europea sono severi. Io credo che questo sia un falso modo di fare etica sul cavallo”. 

Un cuoco che parla al pubblico, indossando un grembiule nero con il nome 'Donato' e guanti, mentre si trova davanti a uno sfondo pubblicitario per un evento sulle carni.

IL VALORE DI UN INDOTTO

C’è un aspetto in tutta questa storia che viene trascurato: esistono una serie di attività economiche che circolano sul territorio e ruotano intorno alla produzione di carni equine e derivati. È un indotto importante, come conferma Barbara Coppiello dell’azienda padovana Giovanni Coppiello produttrice di bresaole, sfilacci, e molti altri derivati della carne di cavallo, oltre a carni fresche: 

L’indotto va dagli imballi ai trasporti, fino ai dipendenti perché soltanto la nostra azienda produce circa 400 quintali l’anno tra sfilacci e bresaole; un totale di 500 quintali l’anno di prodotti finiti. Oltre a noi, ci sono diverse altre aziende e se noi abbiamo 40 dipendenti proviamo a fare il conto di quanti sono in totale tra tutte le aziende italiane. Non si può trascurare questo dettaglio. Il prodotto di derivazione equina viene considerato una nicchia ma in realtà non lo è perché noi abbiamo tra i clienti dei ristoranti che consumano dai 3 ai 4 quintali di fettine la settimana. In Veneto sono specialità culinarie radicate e molto diffuse, secolari, addirittura si svolgono sagre e feste tutto l’anno per celebrare le carni di cavallo”. 

Barbara Coppiello non nasconde il suo rammarico per la mancanza di lungimiranza di chi prende posizione senza conoscere realmente il settore. “Siamo liberi di scegliere, possiamo decidere di mangiare pollo, o coniglio…anche insetti, perché no”. È una provocazione quella che Barbara lancia con un sorriso ma in realtà nasconde forse una verità: si combatte per quello che appare e non per quello che varrebbe la pena di difendere veramente, ovvero la libertà di scelta, il lavoro, l’economia del territorio. E suggerisce un altro risvolto del problema: “Anche il pet food contiene spesso carni equine, si rendono conto di quanta produzione vogliono danneggiare?”. E conclude con rammarico: “Con tutti i problemi che ci sono in Italia, si perde tempo prezioso a combattere contro i mulini a vento…vedremo come finirà. Speriamo che prevalga il buon senso”. Ce lo auguriamo tutti.

Tagli di carne rossa su un tagliere di legno con aglio, sale, rosmarino, olio d'oliva e pomodori, con una cesta di melanzane sullo sfondo.
Foto: Giovanni Coppiello Srl

Marina Caccialanza

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