Il termine “broiler” si riferisce a un tipo di pollo da carne, allevato appositamente per la produzione di carni bianche. Questo tipo di pollo è caratterizzato da una crescita rapida e una maggiore efficienza nel convertire il cibo in carne.
I polli da carne rappresentano la quota principale della produzione di carne di pollame in Europa (83%) e nel mondo. In Italia è uno dei comparti più importanti dell’industria agroalimentare.
Questo crescente successo del pollo da carne è dovuto principalmente a diversi fattori. Innanzitutto, il pollo è una carne magra e facilmente digeribile, che si presta a molteplici preparazioni culinarie: e questo ne fa una scelta versatile per i consumatori. Inoltre, rispetto ad altre carni, il pollo risulta economicamente più accessibile e spesso viene pubblicizzato come alternativa più salutare.
Dal punto di vista nutrizionale, la carne di pollo è una fonte importante di proteine, essenziali per la crescita e il mantenimento dei tessuti e per la produzione di enzimi e ormoni. In particolare, è ricca di aminoacidi essenziali, utili per la sintesi proteica nel nostro organismo. Inoltre, è una fonte di vitamine del gruppo B, tra cui B12 e niacina, e di minerali come ferro, zinco e selenio.
In Italia come in Europa la produzione del pollo da carne è caratterizzata da allevamenti molto grandi, allevamento al coperto, ad alta densità di allevamento e a tassi di crescita rapidi. L’attività di allevamento di polli broiler è, allo stato attuale, di estrema importanza nell’industria alimentare. Questo metodo di allevamento permette di ottimizzare la produzione e ridurre i costi.
Le razze più comuni utilizzate per l’allevamento dei broiler sono quelle selezionate appositamente per la produzione di carne, come ad esempio le linee genetiche di Cobb, Ross o Hubbard. Queste razze sono state selezionate per la loro rapida crescita, per una maggiore efficienza nella conversione del cibo in carne e per lo sviluppo di muscoli bianchi piuttosto che di grasso. Sono inoltre adatte alle condizioni di vita intense degli allevamenti di broiler. Ci sono anche alcune varietà di pollo da carne meno comuni che sono allevati più lentamente e in modo più naturale. Tuttavia, poiché questi tipi di polli richiedono più tempo per raggiungere il peso ideale per la macellazione, possono essere più costosi da allevare e di conseguenza meno utilizzati a livello industriale.
I cicli di produzione convenzionali di polli a crescita rapida si differenziano leggermente per il periodo di tempo che varia tipicamente tra 5-7 settimane: tra 28 e 30 giorni di vita (ciclo breve) di circa 1,5 kg di peso adatti per la ristorazione e rosticceria, 32-35 giorni (ciclo intermedio) di circa 2,0 kg adatto per essere venduto intero e 38-42 giorni (ciclo di produzione lungo) di circa 2,5 kg per ottenere petti e cosce più grossi, che sono le parti più vendute. I polli da carne a crescita più lenta e per la produzione biologica possono essere tenuti in media fino a 12 settimane di età, anche se alcuni polli da carne biologici vengono macellati già a 8. Si possono applicare anche metodi di frazionamento, il che significa che durante il periodo di allevamento il numero dei polli viene parzialmente ridotto per consentire ai volatili rimanenti di aumentare di peso con una maggiore disponibilità di spazio, una procedura chiamata “diradamento”.
Una delle principali problematiche relative all’allevamento dei broiler è legata al benessere animale. A causa delle condizioni di vita intense e della crescita accelerata, i polli possono soffrire di problemi fisici e comportamentali come problemi muscolo-scheletrici, lesioni ossee, problemi respiratori, stress e comportamenti anormali come il mordere gli altri animali.
In risposta a queste problematiche, sono state introdotte normative e linee guida per promuovere l’allevamento più etico e sostenibile dei broiler. Ciò include il miglioramento delle condizioni di vita e l’uso di metodi di allevamento più naturali e meno intensivi. Inoltre, ci sono crescenti richieste di carne di pollo di origine biologica o allevata all’aperto, che si ritiene possa garantire una produzione più sostenibile e rispettosa dei volatili.
In ogni caso ci sono delle linee guida e normative a livello europeo per l’allevamento dei broiler. La principale è la Direttiva 2007/43/CE dell’Unione Europea, che stabilisce standard minimi di protezione degli animali per l’allevamento dei polli da carne. Questa normativa stabilisce limiti per la densità degli animali negli allevamenti e richiede che siano forniti alloggi idonei, come sistemi di illuminazione adeguati e accesso a lettiere e spazio per il movimento. Inoltre EFSA, nell’ambito della revisione in corso della legislazione europea sul benessere animale ha pubblicato un parere sul benessere dei polli da carne (Welfare of broilers on farm, 2022), che presenta una panoramica delle ultime evidenze scientifiche per i sistemi di allevamento maggiormente diffusi nell’Unione. Il documento descrive 19 problematiche che influiscono sul benessere dei polli da carne e propone misure per prevenirle e correggerle, in particolare sul ruolo della genetica (che condiziona lo stato di salute e di benessere dei broiler), sulla densità di allevamento e sul miglioramento igienico della lettiera e condizioni di allevamento. In sintesi per rendere funzionale un allevamento di broiler in termini di benessere animale occorre garantire una buona gestione degli aspetti legati a dimensione della struttura, controllo della temperatura, illuminazione, qualità dell’aria, alimentazione e acqua, controllo dei parassiti, gestione dello sporco, sistema di gestione del suolo, sorveglianza sanitaria e manipolazione degli animali.
Risponde il Dott. Giuseppe L.Pastori – Tecnologo Alimentare
