Due squadre da 27 calcianti che si sfidano in Piazza Santa Croce, un intero vitello in palio e tante ricette tradizionali da provare spostandosi da un quartiere all’altro: dal Rinascimento a oggi la finale del Calcio Storico Fiorentino è un appuntamento non solo sportivo e culturale, ma anche gastronomico e “carnivoro”.

Un chef mostra un grande pezzo di carne, con evidenti venature rosse e bianche, in un ambiente ristorante.

Il 24 giugno a Firenze non si celebra solo San Giovanni Battista, patrono della città, ma anche la finale del Calcio Storico Fiorentino (o calcio in costume): un appuntamento che ricorre ogni anno dal 1530, quando (l’episodio risale però al 17 febbraio) i fiorentini, assediati dalle truppe imperiali di Carlo V, sfidarono orgogliosamente le intimidazioni nemiche, mettendosi a giocare con disinvoltura in Piazza Santa Croce, dando vita a un’embrionale forma di calcio, che tuttavia ricorda piuttosto il rugby.

Fette di pane tostate servite con una cremosa spalmabile di fegato.

Oggi questa ricorrenza attira nella Città del Giglio un pubblico di appassionati, che in questa occasione hanno anche l’opportunità di scoprire le tradizioni gastronomiche legate a questo sport e al suo valore culturale e sociale per la comunità. Con un focus – ovviamente – sulla carne.

Gruppo di tamburini in costume colorato durante una parata in una strada affollata, con il pubblico che osserva.

Carne protagonista prima e dopo la gara
La carne si lega al gioco del Calcio Storico Fiorentino per diverse ragioni, prima fra tutte il fatto che – nelle sue ricettazioni tradizionali e sostanziose (fiorentina, peposo, trippa, lampredotto, ecc) – rappresentava l’alimento base della dieta dei “calcianti”. In secondo luogo perché al termine del torneo veniva osservata “la tradizione della vitella”: la squadra vincitrice riceveva come premio un capo femmina di vitello di razza Chianina, la cui carne veniva consumata la sera stessa, cotta sul fuoco vivo dei falò accesi in città per celebrare la vittoria. 

Piatto di salumi assortiti con fette di prosciutto, salame e formaggi, servito su un piatto di ceramica.
Foto: Chiara Di Paola

La tradizione carnivora si rinnova
Ancora oggi, in occasione del 24 giugno, nelle osterie e trattorie fiorentine permane l’abitudine di riunirsi e consumare i piatti poveri della tradizione; gli stessi che il popolo poteva permettersi di consumare durante il Rinascimento, lasciando gli alimenti più pregiati alla aristocrazia dell’epoca. Ovviamente le ricette variano da un quartiere storico all’altro. Chi tifa per i Rossi (nel quartiere di Santa Maria Novella) gusterà soprattutto Finocchiona e crostini con patè di fegatini, chi parteggia per i Bianchi (Santo Spirito, sulla riva dell’Arno o Oltrarno), troverà sulla tavola i Coccoli (palline di pasta fritta) serviti caldi con i salumi tipici della norcineria regionale e il celebre Peposo (spezzatino di manzo ricco di pepe). Nel quartiere dei Verdi (San Giovanni, attorno al Duomo) si festeggia con l’iconica Bistecca alla Fiorentina, mentre nel cuore della competizione (Santa Croce), il quartiere degli Azzurri il piatto forte è la Trippa alla fiorentina, ma non mancano neppure qui gli affettati, accompagnati dalla tradizionale Schiacciata fiorentina salata.

Chiara Di Paola

Piatto di carne in salsa con pane tostato sul lato
Foto: Chiara Di Paola

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